Stanza degli Specchi

Illusioni allo Specchio

Nuotando tra banchi di meduse e minacce nascoste

Le meduse sono animali marini diffusi in ogni mare e lungo le coste di tutto il mondo. Fluttuando sospinte dalle correnti, esse si nutrono di piccoli pesci e crostacei, che catturano grazie alle cellule urticanti disposte sui tentacoli e intorno alla cavità boccale. A loro volta esse costituiscono una fonte di cibo per altri animali, tra cui anche tartarughe e tonni, che ne vanno ghiotti.

Nuotando tra i banchi di meduse iridescenti della mostra delle illusioni marine di IllusiOcean, anche tu potrai lasciarti incantare dallo spettacolo straordinario di questo mondo sommerso. Un gioco di riflessi, luci e ombre, dove lo sguardo si perde nell’abisso infinito.

Ma non è tutto oro ciò che luccica: tra le luminose ombrelle di questi animali, riuscirai a scorgere le tracce della minaccia umana?

Ciclo di vita delle meduse

Le meduse e il loro ciclo vitale

Le meduse sono organismi gelatinosi composti dal 95-96% di acqua, appartenenti al phylum degli Cnidari, che include anche i coralli. Il corpo è costituito principalmente dalla mesoglea: una struttura gelatinosa composta di acqua e proteine fibrose che le sostiene e ne permette il movimento.

Nella parte superiore si trova l’ombrella e, al di sotto, la bocca, da cui si dipartono le braccia orali, usate per catturare e ingerire le prede. I tentacoli partono dal margine dell’ombrella ed entrano in azione con scopo offensivo o difensivo attraverso un impulso. Questo è inviato da un recettore, che comunica ad un meccanismo di scarico di rilasciare organelli urticanti, detti nematocisti. Pensa che questo processo avviene con una pressione di circa 140 atmosfere: 70 volte quella all’interno degli pneumatici di un’auto!

Le meduse possiedono poi una rete nervosa basilare con ropali, ossia strutture sensoriali che possono contenere parti sensibili a stimoli chimici (chemiorecettori), luminosi (ocelli) o che permettono l’orientamento spaziale (statocisti).

Inoltre, le varie specie di meduse hanno cicli di vita differenti. In alcuni casi, dopo la riproduzione sessuale, vi è uno stadio intermedio in cui sono ancorate al fondale e generano larve (efire) asessualmente attraverso la segmentazione (strobilazione) di un particolare polipo, chiamato scifistoma. Questo ha una struttura simile a quella della medusa, ma capovolta.

L'inquinamento dei mari

Dei 370 milioni di tonnellate di plastica prodotti nel 2019, ben 58 milioni vengono dall’Europa. Una produzione massiccia, determinata dalle caratteristiche del materiale: facile da produrre, economico, di lunga durata e leggero.

Una volta introdotta in natura però, la plastica rimane per numerosi decenni, causando danni e disintegrandosi in frammenti sempre più piccoli: le microplastiche.

Il plancton di cui fanno parte molti invertebrati è alla base dell’alimentazione di diverse specie: così, per la fauna marina che se ne nutre, il pericolo viene dalla tossicità della plastica, veicolo di sostanze nocive che si accumulano negli organismi che la ingeriscono.

Non è poi infrequente che predatori scambino la plastica per animali di cui si cibano, come le meduse: un problema che interessa ad esempio numerosi esemplari di tartarughe, loro predatori, nei quali è stata riscontrata presenza di plastica.

Negli ultimi anni, sono stati svolti degli studi sull’inquinamento dei mari e sugli effetti di questo materiale sugli organismi. Tra le ultime problematiche, c’è quella legata alla pandemia COVID-19: le mascherine non smaltite in maniera corretta hanno infatti causato danni ambientali diretti o a seguito della loro frammentazione.

Venezia e le Maldive

La fragilità degli ecosistemi da Venezia alle Maldive

Venezia e le Maldive: due luoghi geograficamente lontani, con fragilità simili.

Cosa li accomuna? Si tratta di aree in cui la vita è legata al mare, approdi storici al centro di antiche rotte commerciali. Entrambe a pochi metri sul livello del mare, 80 cm per Venezia e 1 m per le Maldive, sono elencate fra i siti protetti dall’UNESCO e hanno una minaccia comune: il cambiamento climatico.

Venezia combatte l’acqua alta con il MOSE e con il restauro degli ambienti lagunari naturali, quali velme (fondali lagunari scoperti in occasione di basse maree eccezionali) e barene (terreni tabulari coperti solo in occasione delle alte maree eccezionali), che trattengono i sedimenti, garantiscono il ricambio d’acqua, limitano gli effetti delle alte maree e riducono l’azione del moto ondoso. Prepararsi ad affrontare questa situazione è indispensabile: basti pensare che negli ultimi 25 anni vi sono stati più eventi di acqua alta (maggiori di 110 cm) rispetto ai 120 anni precedenti.

Se a Venezia è un struttura creata dall’uomo a proteggere lo spazio abitabile, alle Maldive i coralli svolgono un ruolo simile. Qui le scogliere coralline costituiscono la barriera naturale delle isole, mitigando gli effetti del moto ondoso e delle maree eccezionali.

Esiste inoltre un delicato equilibrio fra la crescita di coralli e la loro disintegrazione naturale, che porta alla formazione delle isole. A causa dei sempre più frequenti eventi di innalzamento delle temperature dell’acqua, sono scomparsi molti coralli con la riduzione delle barriere naturali. Oggi, il governo delle Maldive parla di programmi di adattamento al cambiamento climatico e sono in corso sia interventi di rafforzamento artificiale delle coste, sia programmi di restauro delle scogliere coralline, la cui tutela è alla base della salvaguardia del Paese.